IL CIRROSO
(The Cyrouse)
Il nostro lettore medio è analfabeta
Periodico aperiodico di informazione etilica, direttore, caporedattore, inviato speciale, reporter, fotografo, tipografo, editore, dattilografo, bidello e lavacessi: MAD. I nomi degli altri giornalisti leggeteli in fondo agli articoli. Pensato e stampato in località segretissima ingurgitando fiumi e fiumi di birre medie. Adesso basta, leggete il sito, beoni!!!!!!
La Redazione e i quattro moschettieri
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In occasione dell'ultimo (forse) numero del Cirroso, il nostro freelance Nick ci propone un articolo che parla di... boh??
Non l'abbiamo ancora capito, a dire il vero!

Ero nudo con un verme. Il mio. Pensavo, guardando nel vuoto dalla finestra dell’ufficio di free-lance alcolico, al mio passato, al mio trapassato ed al mio trapanato. Giù, sulla strada polverosa, Donato, il mio cavallo gay non si voleva far guardare in bocca, ma solo lì, ed aveva adocchiato uno dei tanti asini uscire dall’ufficio tecnico. Bao, il mio gatto con gravi complessi di personalità, procedeva ondeggiando sulle tre zampe con un grande pezzo di lardo tra le fauci. “…” il mio paese tentava di spiegarmi il detto “muto come un mafioso”. Un mondo difficile. Accesi la Tv e vidi Spina, il mio fidato compagno di mille avventure, tenere un seminario sul tema: “Il vino buono sta nella botte piccola, ma quello più buono stava nella botte vuota!”. Depresso, aprii il frigo e presi una birra. Erano mesi che non mi veniva commissionato un pezzo. Probabilmente stavo invecchiando.

Dall’androne carraio uno scintillante vocìo raggiunse le mie orecchie. Il verbo... Anche la prostituta del n°5b aveva preso ad intrattenere i clienti giocando a “Isla chupita”. Il verbo era dilagato, si era diffuso, ed il bere conviviale, il bere goliardico, giocoso, gioioso ed anche strafottente, unico baluardo alla noia mortale di questa nostra gioventù impacchettata, stereotipata, grandefratellizzata, velinizzata, transizzata; unico faro nella notte di quest’Italia del marketing del rabbino, della contrattazione del chi ce l’ha piu’ lungo o più duro (che poi tutti sanno che è Jaeger) (Ahahah! Questa è la più divertente di tutto il pezzo! N.d.MAD)… dicevo, il verbo de “il cirroso” aveva fatto proseliti. La missione della Redazione andava vieppiù svanendo, la positività del messaggio era ancora in piedi ed il sottoscritto, dopo mille servizi, nudo, ne percepiva la vibrazione. Spostai la discarica abusiva che si era installata sulla scrivania e cominciai a scrivere.

“Caro Sam, ti ricordi quella notte che dimenticasti il ventolino sulla mia Lanos?
Cosa ne pensi del lettore?
Cosa ti ha dato in questi lunghi anni di lavoro redazionale? Il mio tanto, ma ora è rotto e deve venire il tecnico del pc a sostituirlo.
Credo che ne prenderò uno col masterizzatore!” Ri…Lessie…Bao mugolò di dolore. Il pirla del collie della vicina gli aveva staccato anche l’altra zampa.
No… guardai bene… le zampe le aveva tutte: Lessie di merda! Ripresi “E tu Rottame, ricordi quella volta che ti sorprendemmo in cantina con la faccia nella vasca del Barbera? Che non riuscivamo a capir se era la tua barba a essere diventata Barbera o viceversa, o se stavi partorendo da come urlavi di piacere?” Che ridere quella volta. Il Rottame si era subito accorto della nostra presenza ma il Barbera non voleva lasciarlo scappare. Finì in una ciucca colossale e ricordo che da quel giorno la vasca iniziarono a chiamarla “Sahara”, poiché il nostro grosso calibro aveva la lingua come una spugna e aveva prosciugato tutto...

Quante storie e quanta poesia in questi scampoli di vita vissuta.
Ma che scrivevo a fare? Strappai subito la pagina.
Dovevo correre in Redazione. Mi infilai il gessato, solo quello. Ormai era talmente “gessatissimo” che nemmeno un cancellino delle scuole elementari era più gessato. Riesumai la vecchia Lanos cupè a gas bordeaux col cuscino zozzo (quanti ricordi, legati a quel cuscino! N.d.Sam) e mi lanciai letteralmente “in culo ai lupi” (questa la capiscono solo i “lupi”. N.d.A). Traversato il paesello derapai sul ghiaietto e mi fiondai nello scantinato del peccato. Lo scantinato dove abitava il MAD, dove avevano preso vita Feg e Pinotchio, dove si erano risolti i mille dubbi delle L.s.d.

“Hei CCB, che fai?” era solo con la morosa ma non beveva, e nemmeno ciurlava. Sulla seconda non mi stupii più di tanto, povera donna, ma la prima mi fece preoccupare: piangeva!
“Eddai… smettila di fare il bambino… cazzo ti frega se ti tolgono dalle aule… tu sei ovunque ed il tuo sangue in ogni goccio di Campari…(per capire questa bisogna sapere che il nostro CCB assomiglia a Gesù Cristo , ma senza mai essere risorto, infatti puzza come una carogna. N.d.MAD)... Techitisi” (il mio inglese aveva spesso risolto situazioni difficili). Il CCB si riscosse e parlandomi muto mi chiese “…” Gli risposi: “Si!” A volte a CCB non sai mai che cazzo dire, ma è meglio se gli dici sì. Infatti stappammo un barilotto di Moretti. Io avrei preferito farmi la sua splendida… ma “Moretti is megl che Gnient” lo dice anche la pubblicità. Passammo ore a parlare della storia della Redazione e mi raccontò molti aneddoti vomitevoli e vomitasi. Ore di gioia. Dopo poco arrivò anche Jaeger, con il solito stuolo di pupattole pronte a berselo e non eufemisticamente. Indossava due orecchie rosa, un cappello tirolese, una maschera da scimmia, un paio di occhiali giganti, 4 t-shirt con scritte ridicole. E’ sempre stato uno dei fantastici 4, non poteva esser diversamente. Quando arrivò Sam, era completamente ciucco, ed entrando nella “Garçonnière–Redazione” anziché aprire la porta tentò di prender l’ascensore. Premette il bottone ma successe solo che scese l’acq*a ghiacciata da uno sportellino e lo ritrovammo a fissare l’interno di un nuovissimo frigorifero. Nel frigo trovammo Rottame. Appunto. Rottame. Appunto. Era lì probabilmente da mesi e si era conservato solo grazie al congelamento delle esalazioni etiliche. MAD aleggiava nell’aria. Era la prima volta che entravo in Redazione ed ormai mi sentivo un po’ anche io parte della storia del periodico. Esclamai: “Ragazzi, è stato bello. Grazie. Avete insegnato a tutti a sorridere di tutto ed in culo a tutto e soprattutto, rutto!” Da un seminterrato, in un recondito paese delle colline novaresi, si alzò un boato all’unisono:

“Rutti per uno rutto per tutti”.

Gessatamente nei secoli dei secoli

Tornato il silenzio nel mondo…
“HIc Nick… mavaccagare!”

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Re: La Redazione e i quattro moschettieri
Scritto da Anonimo Beone il 12 Novembre 2015, 21:10

Pur non conoscendo l'autore e8 per me un vero prceaie sapere che una persona la quale trae origini nella mia stessa comunite0 ha successo nella vita. Quest' intervento solo per esprimere le pif9 sincere congratulazioni.


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