IL CIRROSO
(The Cyrouse)
Attenzione: giornale altamente volatile e infiammabile
Periodico aperiodico di informazione etilica, direttore, caporedattore, inviato speciale, reporter, fotografo, tipografo, editore, dattilografo, bidello e lavacessi: MAD. I nomi degli altri giornalisti leggeteli in fondo agli articoli. Pensato e stampato in località segretissima ingurgitando fiumi e fiumi di birre medie. Adesso basta, leggete il sito, beoni!!!!!!
Editoriale #16
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A un anno di distanza dal suo precedente Editoriale, il nostro Direttore non ha perso l'acume nello sparar cazzate!

Cari acidi gastrici,
come vi avevamo promesso, quello scorso era stato l’ultimo numero del Cirroso.
Ma ovviamente le nostre promesse valgono tanto quanto una panascé quando hai voglia di birra, e così dopo un anno giusto, rieccoci qui.
Il numero esce dopo tutto questo tempo perché ho dovuto scrivere l’editoriale con la sinistra… E contando che ho sempre una mano impegnata a tazzare potete capire le mie difficoltà.
Perché l’ho scritto con la sinistra? Beh, questo lo potrete scoprire leggendo l’avvincente racconto a pagina 2, a cui si riferisce anche la nostra copertina.
Tale copertina, per chi non l’avesse capito, rappresenta la sagoma in gesso disegnata per terra di una bottiglia barbaramente uccisa, e la macchia che vedete è di vino, anche perché se ci fosse stato del sangue (o dello sperma), il ministero per la censura cinese ci avrebbe censurato cinesemente il giornalino, negandoci le provvigioni in birra Tsing Tao per tutto il 2011.
Comunque, tornando a noi, stavo spiegando cosa c’è disegnato nell’immagine di copertina, perché so benissimo che voi ciucchi non l’avreste capita, e perché dopo un anno i trucchi per riempire questo spazio si fanno sempre più sottili ed elaborati.
Ah ah ah!
Comunque, questo sudatissimo numero (come potrete sentire se lo scaricherete in formato .alcl) contiene, oltre al succitato racconto, una commovente selezione di canzoni vintage (anzi, VIGNAGE), un appassionato reportaggio sulle distillerie aperte, la vera storia dei Re Magi e poi ricette, opinioni, letterine e quant’altro.
Ah! Che bello essere tornati!

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re editoriale #16
Scritto da Anonimo Beone il 24 Aprile 2014, 9:46

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re editoriale #16
Scritto da Anonimo Beone il 24 Aprile 2014, 9:46

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Scritto da Anonimo Beone il 24 Aprile 2014, 9:46

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re editoriale #16
Scritto da Anonimo Beone il 24 Aprile 2014, 9:46

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re editoriale #16
Scritto da Anonimo Beone il 24 Aprile 2014, 9:46

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Re: Editoriale #16
Scritto da Anonimo Beone il 12 Novembre 2015, 20:28

Another great topic! I participate in one city-wide open stuido event event a year and that's enough for me. It is a lot of work and disruptive to the working process, however, the one we have here in Philly-the Philadelphia Open Studio Tours (POST) is a very well-organized and very well promoted event that attracts a lot of visitors to many stuidos. Of course, some artists do better than others depending on location, but as a whole, it is a very good way of promoting your work to the general public. I use my participation as a selling event and as a way to let people from the general public see what I'm doing between exhibitions. I nixed the idea of doing demos a long time ago because I don't feel comfortable working in front of an audience because my art-making is a really solitary experience. I don't mind having visitors to my stuido during prescribed open stuido hours, but demos of any sort are out of the question. I always have an artist statement available and will gladly answer any questions visitors might have. That's how I choose to "educate" visitors to my work space. I have never gotten the, "my kid could do that" kind of comments...at least not within earshot nor to my face. I have been filmed working in my stuido a couple of times.Those experiences are always always anxiety-inducing, even as the resulting videos have been good. Lucky for me, the videographers I worked with were very good with helping me feel less uneasy. Interestingly, a friend and collector of my work, who has a background in video work, suggested in a comment on a facebook post about my recent in-studio residency that for the next one I do, we could set up remote-controlled cameras that I could turn off and on as a way to document the experience. I politely declined that suggestion right away for reasons that I have mentioned above.


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